Loredana Meo 

(Erice, 1973)


"Pensieri Imperfetti" Olio su tela, cm. 100 x 150

"Gocce di memoria" Olio su tela, cm. 50 x 70

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Loredana Meo, pittrice, nasce nel 1973 a Erice. Dopo aver compiuto gli studi e conseguito la maturità artistica, si trasferisce a Firenze dove si diploma all’Accademia di Belle Arti nella cattedra del Prof. Adriano Bimbi. Ha partecipato a diversi progetti e mostre.

 

Contributo di Andrea Maggio

Loredana Meo è un artista drasticamente orientato su scelte figurative di nitida e lucidissima evidenza, di nobile e raffinata ispirazione, con ampio spettro di riferimenti al passato glorioso dell’arte italiana, soprattutto seicenteschi, coadiuvati da un linguaggio contemporaneo. La poetica edificata da Loredana Meo, infatti, conosce non pochi punti di contatto con la grande tradizione della pittura barocca, da Caravaggio, Guido Reni a Carlo Dolci. Loredana Meo è un fenomeno, ammirevole com’è più di un pittore antico.

Le sue opere sono selezionate su gamme cromatica ricca di preziosi effetti di smalto accentuati con suggestione dai magnetici e vibranti passaggi di luce e ombra. Limitata nella varietà delle tinte, orchestrata soprattutto su tonalità brune o in ogni caso scure, le opere eccellano nell’attenta e sorvegliata descrizione di ogni elemento delle composizioni, trattato, sempre, con veridicità e indubbio rigore naturalistico seppur indirizzato solitamente verso un iperrealismo. Visione fotografica e giusto rapporto tra luce e colore sono elementi che contraddistinguono la sua maniera di narrare il vero.

Chiunque davanti alle sue nature morte ha per un attimo avuto la sensazione di trovarsi dinanzi ad oggetti veri e non a rappresentazioni su tela; talmente veri che, in taluni casi sembra quasi di percepirne il profumo dei fiori, l’odore della frutta o viene quasi spontaneo cogliere il limone dal cesto dove si trovano adagiate.

L’elevato livello qualitativo dei suoi dipinti è attestato, secondo i pareri dei critici, dall’alto tenore stilistico, per la minuzia descrittiva dei dettagli e per la smagliante gagliardia delle tinte. Anche la resa coloristica è elevata, dalle riuscite rifiniture degli oggetti iconograficamente rappresentati, dall’inserimento di particolari preziosi e dalla magnifica resa dell’uva (Essenza della vita), dei limoni (The core) e dei fiori (Pensieri imperfetti), plasticamente modellati sulle loro anatomie. La strabiliante qualità pittorica, l’esclusiva selezione cromatica, la raffinatezza dell’impaginato scenico e l’analitica definizione degli oggetti – quasi bloccate in un’istantanea fotografia – conferma di colpo l’attitudine dell’artista a superare i pittori figurativi più abili nella duplicazione della realtà.

Interessante, altresì, appare notare la felice orchestrazione compositiva caratteristica delle opere: un’invenzione, dunque, di particolare riuscito, dove l’acribia usata nell’indagine del dato naturale si coniuga con il ritmo armonioso degli oggetti rappresentati, in un esito che a dispetto della semplice raffigurazione di Nature Morte, comunica al riguardante la serenità come di un attimo sospeso e senza tempo.

La scena pittorica, indagata con poetica sensibilità interpretativa, è formulata con un gusto descrittivo di timbro naturalistico, espresso negli oggetti rappresentate dalle “Nature Morte” in cui la plasticità delle figure è evidenziata dalla particolare illuminazione che rileva i volumi degli oggetti che escono improvvisamente dal buio della scena, quasi colti in un momento senza tempo, sospesi in uno spazio immaginario, quasi surreale. Loredana si avvicina alla pittura figurativa interpretando attraverso le nature morte spazi di vita interiore e indagando sull’esistenzialismo umano.

Nelle sue opere persiste una penetrante ricerca di sentimenti sottili e devoti, con formidabile disciplina accademica – attenta osservatore della realtà, grande conoscitore del corpo umano, raffinato disegnatore, maestro del colore - elaborando subito un suo stile pittorico improntato su un’approfondita conoscenza della pittura del Seicento italiano. Loredana Meo fonde queste sue inclinazioni in una cifra artistica che dà vita ad una pittura rappresentata dalla gioia di vivere, colorati con l’anima più che col pennello. La profondità presente in essi non è di spazio ma di tempo, un tempo intimo sul quale l’anima forma l’idea, la trasfigura e la trasferisce sulla tela. Le immagini trattate sembrano spiegate processi di vita interiore, di memoria e d’immaginazione, nella loro immobilità sospesa, esplorano squarci di realtà, pur mantenendo l’immagine di un eterno presente in un continuo divenire verso l’infinito. L’artista nella sua ricerca offre la possibilità di penetrare le verità dell’essere, riflettendo sull’esistenzialismo umano e il suo essere nel tempo.

La pittura di Loredana Meo non è legata alla realtà contingente, anzi, ne è per lo più avulsa. L’occhio impietoso di Meo, infatti, non si ferma sulle epidermidi degli oggetti; ma le scava e ricava dall’ombra, come uno scandaglio psichico penetrante dell’anima. Il suo amore per l’antico non si spinge alla replicazione dei grandi del passato, ma egli vuole trovare la grande pittura della Storia all’interno della sua anima d’artista.  

 

Contributo di Franco Paliaga

Alcuni decenni fa, nel 1962, uno storico dell’arte di origine americana, George Kubler dava alle stampe un volumetto, destinato a riscuotere un grande successo in Europa e nel mondo intero intitolato The Shape of Time. L’autore del testo, tradotto in italiano da Giulio Einaudi nel 1976 con il titolo La forma del tempo. Considerazione sulla storia delle cose, invitava il lettore a guardare la storia dell’arte non con gli occhi di una moda classificatoria divisa per opere e stili, ritenute concetti statici e fissi, ma giudicandola dal fluire costante delle forme che pur variando nei secoli, travalicano i confini della storia stessa mantenendo intatto tutta la loro forza e valore. Scriveva Kubler in un capitoletto intitolato la Pluralità del presente: Tutto varia secondo i tempi e i luoghi e non possiamo mai fissarci su una qualità invariabile come quella suggerita dall’idea di stile, anche separando le cose dal loro ambiente. Ma quando guardiamo alla durata e all’ambiente, allora la vita storica presenta mutamenti di relazioni, momenti che passano e luoghi che cambiano. Qualsiasi relazione immaginaria o qualsiasi contiguità come quella di stile sfugge alla vista nel momento in cui la cerchiamo.

Queste, cosi come altre considerazioni di Kubler ci sono sembrate utili per comprendere la pittura di Loredana Meo, che costituisce un’arte senza tempo. Le sue nature morte in particolare, pur partendo dalle inevitabili lezioni caravaggesche assimilate in profondità, si dipanano sulla tela secondo un senso della durata perenne che travalica i confini della storia. I suoi naturalia, trattati con doverosa perizia e infinito amore per il particolare e il dettaglio, giungono a costruire forme durevoli sospese tra la visione immaginaria e quella realistica. I suoi oggetti, la frutta e foglie disposti a volte su cesti di vimini o fissati liberamente nello spazio, formano un mondo incantato fatto sì di concretezza, ma al tempo stesso evocano origini lontane, forme che si dipanano nello spazio secondo un fluire costante di colori che affascina e ammalia. La sua pittura è seducente non solo in virtù della grande abilità esecutiva, ma anche perché ci lasciano sognare, rapire, sedurre da quel gioco infinito di forme e di oggetti che costituiscono i necessari compagni quotidiani alla nostra vita esistenziale, fatta di bellezza e di incantesimo.