Pittore Caravaggesco del XVII sec. (Napoli, post 1620 circa) 

San Giovanni Battista del deserto

olio su tela, cm. 97 x 75


 

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Il dipinto, inedito, illustra San Giovanni Battista nel deserto una delle scene più rappresentate nella pittura del Seicento. Il carattere dell’opera appare inequivocabilmente meridionale e la tipologia illustrativa suggerisce una datazione al primo naturalismo, dove, riflette chiaramente gli stilemi della scuola napoletana d’inizio Seicento. Per intenderci, l’opera è risente alle influenze caravaggesche di Giuseppe Ribera e Battistello Caracciolo e la loro diffusione in area mediterranea intorno al 1620 e il 1640, in un momento che precede, sia pur di poco, la svolta pittorica svolta alla declinazione del caravaggismo nella sua evoluzione barocca.

Pur rilevando l’alta qualità della tela in esame e fermo restando che nulla abbia da invidiare rispetto agli artisti di quell’epoca, c’è una tensione naturalistica altra e ben diversa dalla meditata estetica del Ribera. Basti considerare il virtuosismo naturalistico dell’ombra riportata del braccio sul corpo per intuire un sentimento della realtà tangibile di estrema sincerità, così anche le stesure che caratterizzano l’incarnato del Santo, eseguito con pennellate corpose tipiche della pittura partenopea dei primi del Seicento (Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera), così come i passaggi più complessi del chiaroscuro, resi con una gamma graduale nei vari passaggi. Sono questi indizi a suggerire l’ipotesi di trovarci al cospetto del corpus riconducibile a un autore dal forte naturalismo e dall’impronta battistelliana. Il ductus pittorico sembra riconducibile al giovane Andrea Vaccaro (Napoli, 1604 - 1670), databile poco dopo il 1620, dove ancora mostra l’influenza di Caravaggio e dei suoi seguaci napoletani. Un altro termine di paragone e di corrispondenza con la produzione del pittore è costituito dal San Sebastiano del Museo di Capodimonte di Napoli. Altresì importante analizzando lo stile pittorico sono le strette similitudini che accomunano la nostra tela con le opere rappresentate dal: San Sebastiano del Museo Capodimonte di Napoli; San Sebastiano di collezione privata; e Gioco di tre putti con un cane, già a Milano, Christie’s, 28 maggio 2008, lotto 50, attribuito ad Andrea Vaccaro.

Fu il De Dominici a documentare l’attività di copista e d’interprete caravaggesco del giovane pittore. Inizialmente suddiviso tra gli esempi del Merisi e il magistero di Battistello Caracciolo, Vaccaro è figura di spicco, spesso ingiustamente sottostimato da una critica lusingata più dai nomi altisonanti e da intransigenze chiaroscurali che da concrete misure di valore. Infelicemente comprese furono ad esempio le sue personali interpretazioni dei modelli bolognesi e l’erudito equilibrio con cui innestò il sentimento reniano con le severità tenebrose, toccando esiti formali e narrativi non certo inferiori rispetto a quelli di Cavallino o Stanzione (con cui il pittore è stato spesso confuso) e indubbiamente più affascinanti e maturi se confrontati con le tele dei fratelli Fracanzano.

Il presente dipinto – ancora in prima tela – riveste un notevole interesse perché ci obbliga a riconsiderare l’autografia in direzione del pittore citato, rinviando in prossimo futuro gli approfondimenti sull’opera.

Andrea Maggio