Attr. a Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 - Milano, 1625) 

Annunciazione

olio su tela, cm. 46,5 x 36,5


 

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Il dipinto è in buono stato di conservazione e proviene dall’antica e prestigiosa raccolta di William Graham (1817-1885), uomo politico e ricco commerciante scozzese che fu collezionista d’arte, protettore e mecenate di maestri preraffaelliti, quali Edward Burn-Jones e Dante Gabriele Rossetti; gioverà ricordare che la collezione Graham fu alienata durante una memorabile vendita all’asta curata dalla Christie’s nell’aprile 1886.

La singolare composizione raffigura uno dei più teneri soggetti iconografici divulgati dalla fede cristiana: l’Annunciazione, ossia l’episodio che racconta di quando l’Arcangelo Gabriele si manifestò a Maria e pronunciò le parole “.. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù ...”, annunciando così la prossima nascita del Salvatore (Luca, 1, 26-38). E’ utile rammentare che i personaggi sacri in questo genere di raffigurazione sono generalmente tre: la Madonna (solitamente assorta in lettura o in preghiera), l’Arcangelo e la colomba dello Spirito Santo; i primi due – la Vergine e l’Arcangelo – potevano essere ritratti su due quadri pendant oppure, come nel nostro caso, su una medesima tela insieme allo Spirito Santo. Per quanto concerne l’identificazione dell’autore di questa interessante composizione è inevitabile rimarcare che siamo di fronte ad un dipinto appartenente alla migliore tradizione figurativa italiana tra Cinque e Seicento, in cui si rivelano inflessioni peculiari desunte dalla più edotta pittura bolognese e milanese contemporanea; si tratta perciò di un’opera che evidenzia una cultura pittorica manifestamente padana, sottendente ad una grazia conturbante – sottilmente androgina e di eccentrica bellezza – caratteristica dei migliori maestri che furono attivi fra Bologna e Milano in quei decenni cruciali. L’Annunciazione in esame è infatti una replica con varianti della tela di uguale soggetto, ma di diverse dimensioni (cm. 47 x 36,5), dipinta da Giulio Cesare Procaccini (Bologna, 1574 – Milano, 1625) e conservata nella Staatsgalerie di Stuttgart; essa dunque costituisce un’ineludibile testimonianza di come il maestro padano, al pari di altri pittori, usasse replicare le sue invenzioni meglio riuscite anche a distanza di anni. Ricorderemo che Giulio Cesare Procaccini fu bolognese di nascita, ma milanese d’adozione, educato all’arte dal padre Ercole il vecchio accanto ai fratelli Camillo e Carlo Antonio, anch’essi pittori; cosicché egli si formò nel solco della migliore tradizione artistica della Valle del Po che faceva capo a formidabili artisti quali Antonio Allegri, universalmente conosciuto come Correggio e Alessandro Mazzola detto Parmigianino, ed anche a stretto contatto con Giovan Battista Crespi, meglio noto come Cerano. Vero è che nella nostra tela risaltano una sorta di festosa musicalità pittorica, non disgiunta da volute dissonanze cromatiche che accendono di tinte lucenti i bei visi e i rigogliosi panneggi delle vesti; né va taciuto che il bravo maestro bolognese, ultimamente molto rivalutato, fu assai operoso nella città natale ma anche per la vicina Modena, per Reggio Emilia, Cremona, Milano e la Liguria dove portò a termine molteplici committenze per la facoltosa e versata nobiltà di quei luoghi. L’attribuzione a G.C. Procaccini trova conferma dal confronto di questa Annunciazione con altri dipinti dell’artista, quali ad esempio il rame con la Maddalena portata dinanzi a Gesù dagli arcangeli Michele e Raffaele (Buenos Aires, coll. Herlitzka), lo Sposalizio della Vergine (Parma, Pinacoteca Nazionale), la Susanna ei vecchioni (Oxford, Christ Church) ed anche il disegno raffigurante Due busti femminili (Milano, Biblioteca Ambrosiana): in tutte queste opere di efficacissimo impatto visivo e devozionale, come nella tela qui esaminata, si evidenzia un’espressività stilistica schiettamente “lombarda”, dai ricercati stravolgimenti formali che si rivelano assai efficaci al fine di ottenere una mirata emotività nei fedeli: caratteri tipici delle opere migliori eseguite da Giulio Cesare Procaccini negli anni fecondi della sua ultima maturità artistica.

Emilio Negro