Emanuele Lisciandrello

(Palermo, 1995)


Vuoto etereo Scultura in bronzo a cera persa, cm. H. 80 x 50 x 30

To the Bones [Polittico Vol. 1]; 38.000 A.C. Alluminio, acciaio, canapa naturale, legno, ossa, LED, PVC, 103x54x5
To the Bones [Polittico Vol. 2]; 38.000 A.C. Alluminio, canapa naturale, legno, ossa, ottone, LED, PVC. 103x54x5
To the Bones [Polittico Vol. 3]; 38.000 A.C. Alluminio, canapa naturale, ferro legno, ossa, LED, PVC. 54x54x5
To the Bones [Polittico Vol. 4]; 38.000 A.C. Alluminio, acciaio, canapa naturale, legno, ossa, LED, PVC. 54x103x5
to the Bones [Polittico Vol. 5]; 38.000 A.C. Alluminio, canapa naturale, ferro, legno, ossa, LED, PVC. 54x103x5

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Emanuele Lisciandrello nasce a Palermo nel 1995. Giovane scultore, neolaureato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel corso di Arti visive, Scultura, di cui ora sta frequentando il corso di specializzazione.

Si forma al liceo artistico, prosegue la sua avventura artistica nel mondo, decidendo di intraprendere una carriera dedicata al lavoro e all’arte. Nel corso dei vari anni accademici, realizza dei ritratti molto significativi per il panorama Palermitano, due dei quali: uno raffigurante Paolo Borsellino, donato all’associazione Agende Rosse. L’altro raffigurante Pio La Torre ora esposto permanente nella fondazione Pio La Torre a Baucina, donatogli dallo scultore come simbolo di lotta contro la mafia. Realizza un ritratto per il presidente della Regione Sicilia, On. Nello Musumeci.

Nel 2018 vince il 1° premio per il 1° Concorso di Scultura ed Arti Visive di Partanna”, la creazione è ora di proprietà del comune di Partanna.

Partecipa a diverse estemporanee e mostre con artisti già affermati; per entrare totalmente nel mondo dell’arte, collabora all’allestimento per la mostra di alcuni artisti internazionali del calibro di Domenico Zora, Bertozzi & Casoni. Zora lo coinvolge nel 2018, nell’allestimento di oltre 100 sue opere nel museo Mandralisca, esposizione molto apprezzata dal pubblico internazionale di Cefalù.

Porta a Marsala le opere più significative dell’ultimo periodo: una scultura in bronzo, leggiadra ed equilibrata, raffigurante due ali, diverse dalla solita iconografia delle appendici volatili spiegate verso l’orizzonte, bensì, raccolte, quasi a simulare un momento di raccolta, un religioso silenzio dell’immagine, un vuoto, rimasto etereo. La sperimentazione del contemporaneo viene esplicitata dalla collezione portata dall’artefice, una serie di sei opere uniche, riguardanti uno studio antropologico completamente ridefinito ed invertito in un flusso attuale, un simulacro di ciò che potesse esistere migliaia di anni fa.

 

TO THE BONES

La collezione racchiude la ricerca antropologica compiuta da Lisciandrello, giovane scultore, su l’inutilità degli utensili che, potrebbero essere stati realizzati dai precursori della nostra civiltà.

I manufatti testimoniano, in maniera tangibile, una supposizione su come gli oggetti del passato, abbiano assunto una vera e propria funzione pragmatica per la sopravvivenza dell’uomo preistorico.

Questi strumenti ed armi, rappresentano il fallimento e l’inutilità dei modelli mai scoperti, dei ‘prototipi falliti’, probabilmente mai realizzati dalle popolazioni antiche - secondo l’artefice - quindi possono essere anche interpretati come in-utensili - senza nessuno scopo apparentemente utile - oggetti legati al culto di antiche divinità della morte o della vita, con utilizzi diversi di reperti osteologici millenari. Creati per procacciarsi il cibo, oppure per coltivare terreni, gli in-utensili in questione sono frutto di sperimentazioni artistiche che, ripropongono soluzioni alternative a strumenti come la lancia preistorica; essa ebbe una funzione cruciale per la sopravvivenza e per pro-cacciare il cibo. Sicuramente vi furono delle creazioni, poi rivelatesi fallimentari, che spinsero l’uomo preistorico ad ideare degli attrezzi adeguati per la riuscita dello strumento finale.

Tutto il progetto nasce e si sviluppa secondo una corsia inversa: concepire degli utensili inutili, simili ad oggetti tribali; inserire una cornice asettica e fredda, per relegarli volutamente all’idea di reperti; espiantare la luce che dovrebbe illuminarli, come fossero normali opere d’arte, ed inserirle nel contesto geometrico delle forme, rievocando la lampadina come sinonimo di intelletto. I materiali naturali ed antichi, con valenze simboliche e spirituali, creano un connubio ideale con il freddo metallo. Il fondo impersonale, collega in maniera indissolubile il manufatto alla cornice, come fosse un reperto dissotterrato ed esposto nelle sale di un obitorio. Il calore delle ossa si contrappone così, a quell’ambiente etereo, avvolto nella foschia luminosa della sorgente elettrica. Si creano così nuove immagini visive e tattili sulla memoria della nostra cultura, aprendo un dialogo fra ciò che fu e ciò che è.

Le suddette ‘armi’ prendono il titolo dall’assonanza inglese fra ‘to the warms’ e ‘to the bones’, una carica alle armi diremmo in italiano, o meglio, alle ossa. 

E. Lisciandrello