Pittore Italo-Fiammingo del XVII sec. (Post 1620/30 circa) 

Maddalena

olio su tavola, cm. 32 x 24,8


 

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L’opera, comprata sul mercato antiquario e inizialmente riferita in modo azzardato al maestro Guido Reni, si presenta in discreto stato di conservazione.
La piccola tavola illustra un soggetto iconografico particolarmente diffuso a partire dall’epoca della Controriforma quale riflesso del proposito della Chiesa di stimolare la devozione verso il sacramento della Confessione. Come accade di consueto in questo tipo di rappresentazione, S. Maria Maddalena ha i lunghi capelli biondi sciolti e fluenti, raffigurata all’interno di uno spazio neutro in cui la santa è devotamente rivolta con gli occhi al Cielo.
Dal punto di vista dei caratteri di stile in presenza di un’opera di suggestiva bellezza eseguita da un grande maestro fiammingo attivo in Italia nella prima metà del Seicento, capace di realizzare una raffigurazione elegantemente accesa e di derivazione bolognese, tendente ad una visione della realtà estremamente idealizzata: un artista, insomma, incline ad una grazia classica antica che racchiudesse in sé lo spirito cristiano.
I caratteri compositivi, pur tradendo evidenti stilemi di origine fiamminga, richiamano a esiti della scuola bolognese del XVII secolo. Lo sguardo attributivo va dunque rivolto a un altro importante interprete della pittura italo-fiammingo, il cui linguaggio è prettamente intriso da inflessioni bolognese vicino alla scuola di Peter Paul Rubens del periodo italiano.
Il pittore fiammingo Pieter Paul Rubens (1577-1640) rappresenta senz’altro l’artista che diede il maggior contributo alla definizione di una pittura di stile barocco. La sua attività pittorica si è sviluppata prevalentemente ad Anversa, ma numerosi e notevoli sono stati i suoi soggiorni all’estero. Tra questi un posto particolare lo riveste il soggiorno in Italia tra il 1600 e il 1608, soggiorno che non solo gli permise di conoscere la grande arte italiana del Cinquecento, in particolare quella veneziana di Tiziano, Veronese e Tintoretto, ma anche di elaborare il suo personale stile molto complesso e magniloquente. Intorno al 1602 si trova a Roma, proprio negli anni in cui da un lato i Carracci diffondono il loro stile classicheggiante, e dall’altro Caravaggio compie la sua rivoluzione realista. Nella tavolozza, infatti, l’espressività del volto è di un gusto tutto reniano, ma corroborato da influssi nordici, con tonalità cromatiche luminose dove appaiono più in sintonia con i modi propri della scuola del maestro fiammingo.
Il dipinto in esame è molto simile a quello della Galleria Sabauda di Torino (Inv 746, cat 260e., Scuola di Rubens, “La Maddalena”, tempera su tela, 67 x 54 cm.).

Andrea Maggio