Carlo Dolci (Firenze, 1616 - 1686) 

Martirio di Sant'Andrea

olio su tela, cm. 124 x 99


 

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Il dipinto (olio su tela 124 x 99 cm.) in esame, è stato studiato indipendentemente dai studiosi: Mina Gregori, Silvia Benassai, Giuseppe Cantelli (si veda: G. Cantelli, in I Miti e il Territorio nella Sicilia dalle mille culture. L’arte e la sua contemporaneità: dai Caravaggisti ad Oggi, catalogo della mostra, Mazara del Vallo, Collegio Gesuiti, 8 luglio – 24 settembre 2017, a cura di Franco Paliaga, Marsala, 2017, Editore Lab_04, pp. 54-55, n° 15) e Sandro Bellesi (si veda: S. Bellesi, in Studi sulla pittura e sulla scultura del ‘600 - ‘700 a Firenze, Firenze 2013, pp. 60-61, fig. 41; S. Bellesi, Silvia Bruno, in Carlo Dolci, catalogo della mostra monografica, Firenze, Galleria Palatina, 30 giugno - 15 novembre 2015, a cura di S. Bellesi, A. Bisceglia e M. Gregori, Livorno, 2015, pp. 33-55 e pp. 202-205, n° 20. fig. 7) che hanno ricondotto la tela all’attività del pittore Carlo Dolci con comunicazione scritta al proprietario. Il dipinto, inoltre, proveniente da una importante collezione privata spagnola, è già noto allo storico Marco Chiarini (ex direttore della Galleria palatina di Pitti), che specifica alla fine della scheda n. 220 dell’opera di Palazzo Pitti (si veda: M. Chiarini e S. Padovani, La Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti Catalogo dei Dipinti, Firenze 2003, Vol. II, pp. 144-145, n. 220), l’esistenza di: “….Un’esemplare di ottima qualità, che ripete fedelmente la composizione di Pitti, è in collezione privata spagnola…”.

Interessante e finora inedita acquisizione al catalogo di Carlo Dolci, l’opera risulta una replica autografa di una delle composizioni più note del pittore, ovvero il Martirio di Sant’Andrea conservate rispettivamente presso la Galleria Palatina a Firenze (con le dimensioni di 122 x 99, firmato e datato 1646 e documentato nella collezione Gerini a Firenze) e nel Birgmigham Museum of Art (con le dimensione di 115 x 91, firmato e datato 1643). L’autografia, che a chi scrive sembra plausibile per la qualità del dipinto, anche se, è stato messa in dubbio dalla Baldassari.

Per gli studiosi, la sua autografia è confermata in considerazione dell’esecuzione che non presenta caratteri di copia, sia nella libertà della conduzione, che nello spessore variato delle pennellate. La strabiliante qualità pittorica, l’esclusiva selezione cromatica, la raffinatezza dell’impaginato scenico e l’analitico definizione delle figure – quasi bloccate in un’istantanea fotografia – consentono di poter assegnare l’opera al catalogo autografo di Carlo Dolci, protagonista indiscusso della grande stagione artistica del Seicento Fiorentino, tuttora molto apprezzato a livello internazionale.

Secondo l’opinione di Cantelli: … la seguente versione del Martirio di Sant’Andrea possa essere quella, citata dal Baldinucci, dipinto per Carlo Corbinelli, posseduta oggi da Andrea del Rosso…..

 Andrea Maggio

                “ … L’opera conduce immediatamente al dipinto con lo stesso soggetto di Carlo Dolci, conservato a Firenze nella Galleria Palatina e ad altri esemplari noti. Si osservano solo alcune piccole varianti, mentre il carattere espressivo del dipinto corrisponde alle realizzazioni autografe del grande pittore fiorentino.

Anche la resa coloristica è elevata. Forte è il contrasto tra il cielo di un azzurro sfumato e la Croce che vi si oppone. I rossi in varie tonalità rappresentano l’altra costante del dipinto. Su questa tavolozza variata domina in primo piano le veste blu intenso che l’aguzzino sta togliendo al Santo Martire, che si offre con espressione rassegnata.

Il raro episodio rientra nella poetica del Dolci, nella sua penetrante ricerca di sentimenti sottili e devoti”.

Mina Gregori