Orazio De Ferrari (Genova-Voltri, 1606 - 1657) 

S. Antonio da Padova e il miracolo del piede riattaccato

olio su tela, cm. 158 x 133,5


 

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Il dipinto qui riprodotto, raffigurante S. Antonio da Padova e il miracolo del piede riattaccato, è opera assolutamente tipica del pittore genovese Orazio De Ferrari (Genova-Voltri, 1606-1657).

La composizione, che illustra uno dei numerosi miracoli che l’agiografia del santo aveva reso tra i più popolari nella pittura del XVII secolo, in particolare in quella genovese, bene evidenzia i modi maturi dell’artista, e la sua inclinazione verso un’arte indirizzata a riprodurre un robusto teatro popolaresco, ricco d’accenti di verità e di vita, ove i personaggi, scevri da qualunque artificiosa stilizzazione, evocano un’umanità facilmente riconoscibile nella normale vicenda quotidiana dell’uomo. Sono soprattutto caratteristiche e straordinariamente espressive, nelle opere del pittore, alcune teste di popolani, il cui rugoso incarnato evoca i segni d’una vita vissuta faticosamente, inaridito dal sole e dalla salsedine come quello dei vecchi marinai che potevano incontrarsi tra le banchine del porto genovese, ignari modelli per quadri di forte impronta naturalistica. Ma la forte carica popolaresca delle sue opere s’esprime, come qui, anche nel ricorso ad altri spunti del suo tipico repertorio figurativo, come il dialogo

gestuale delle mani rugose, inguainate di pelle vizza, o nell’accentuato plasticismo formale rafforzato da un uso drammatico della luce, che fa emergere da fondi bruni le parti più vigorose e pittoricamente significative della scena.

I caratteri stilistici del dipinto suggeriscono di riferirne la datazione intorno alla metà del secolo, potendosi facilmente rapportare ad opere come le due belle tele raffiguranti “La guarigione del cieco nato e Cristo e l’adulterio”, conservate a Palazzo Bianco, e a molte altre di questo stesso tempo, riproponendo, in molteplici variazioni espressive, personaggi riconoscibili nel noto “Cenacolo” della chiesa di San Siro, che ne contiene un esauriente repertorio tipologico.

Camillo Manzitti