I Miti e il Territorio

nella Sicilia dalle mille Culture

L'Universo Pittorico | di ALICE ALICE ANDERHUB  

BIOGRAFIA

“Non so se la bella Madonnina di Milano si sforzò con un mezzo sorriso e nel sole di Maggio di quel lontano 1937 le dovetti asciugare una lacrima lasciata dalla brina per la nascita di quella bambina che si sarebbe chiamata A. A. Di certo so che Lei mi ha tenuto sempre un po' in simpatia, per non dire di più, e mi ha fatto vivere ogni tanto con Lei lassù tra le nuvole per tenermi lontano dalle bassezze della vita. Ho avuto anche un altro dono, quello di nascere povera. Oggi so che la povertà – non la miseria – contiene molta ricchezza. Quasi mi fanno pena i fanciulli di oggi con gli armadi pieni di giocattoli, tv e baby-sitter. Le cose desiderate e conquistate hanno un altro valore”. 

Il 25 maggio del 1937, in una giornata baciata dal sole, Alice Anderhub nacque a Milano da mamma Cesarina Rota e papà Josef Anderhub.

La sua fu un'infanzia segnata dalla fuga dalla guerra e dalla “prima vera sensazione di abbandono”, come raccontava ai figli. Una sensazione di abbandono che però le consentì di mettersi in salvo, di vivere lontana dagli orrori del conflitto.

Aveva tre o quattro anni appena, infatti, quando la mamma Cesarina riuscì a metterla al sicuro, facendola salire sull'ultimo treno della Croce Rossa in partenza da Milano. Destinazione Svizzera, Paese neutrale in cui Alice aveva il diritto di andare. Un cartellino di cartone legato al collo con uno spago riportava il suo nome, la destinazione e le generalità di chi l'avrebbe accolta all'arrivo.

Quel viaggio terminò ad Eschenbach. Alice iniziò lì una nuova vita, dai nonni paterni. Una vita sicuramente diversa da quei primi anni vissuti in Italia: un nuovo ambiente, una nuova casa, una nuova lingua, nuovi stili e modi di approcciarsi agli altri. Quando la guerra finì, la prima cosa che mamma Cesarina fece fu mettersi su un treno e andare a riprendere la figlia in Svizzera. E lei, Alice, quasi si vergognò quando la mamma nel rivederla iniziò ad abbracciarla e “sbaciucchiarla”. Non era più abituata a quel calore tutto italiano, a quell'amore grande tanto quanto plateale che mamma Cesarina esternava con i figli, Alice e Gianluigi.

Inizia così ancora una nuova vita per Alice, che con la mamma e il fratello (Tello, come lei amava affettuosamente chiamarlo) andarono a vivere a Zurigo, dove mamma Cesarina aprì un negozio di rammendi. Le assenze prolungate di papà Josef – spesso ricoverato in un sanatorio a Davos a causa della tubercolosi, malattia dovuta alla guerra – fece sì che mamma Cesarina dovesse fare da mamma e da papà per Gianluigi e Alice, che nel frattempo cresceva forte e serena, frequentando le scuole a Zurigo. Tra i momenti più felici c'erano quelli trascorsi con le amatissime zie Alice e Barbara, sorelle del papà.

A 17 anni Alice, anche lei diventata rammendatrice nel negozio di mamma e papà a Zurigo, partì con le adorate zie per una vacanza indimenticabile, per andare a scoprire le bellezze dell'Italia e della Sicilia. Una vacanza che avrebbe cambiato la vita di Alice, un viaggio in treno da cui tutto partì. Dopo una tappa a San Giovanni Rotondo, durante la quale ci fu un folgorante incontro con Padre Pio da Pietrelcina, allora ancora vivo, fu la volta di dirigersi in Sicilia. Alice e le zie volevano andare a vedere Agrigento.

Su quel treno per la Sicilia ci fu l'incontro con un giovane ragazzo, siciliano di Caltanissetta, studente d'Ingegneria al Politecnico di Torino. Lui era con un gruppo di amici e si ritrovò nello stesso scompartimento di Alice. Fianco a fianco, sotto gli occhi severi e un po' preoccupati delle zie. Con l'audacia della gioventù, il siciliano Francesco Lo Trovato provò in ogni modo a catturare l'attenzione di quella ragazzina minuta dall'accento svizzero. E ci riuscì.

Era il 6 aprile 1955 e da quel giorno partì una corrispondenza epistolare tra Alice e Francesco che durò per ben sette anni, mai interrotta, anzi rinvigorita da qualche fugace incontro tra i due a Zurigo.

Alice Anderhub e Francesco Lo Trovato si sposarono il 30 settembre del 1961 a Zurigo. Andarono subito a vivere a Caltanissetta, dove lui esercitava la sua professione da ingegnere in un pozzo di estrazione. Lì nacque la primogenita, Emanuela, l'11 gennaio 1962. Poco più di un anno dopo nacque il secondogenito, un maschio chiamato Giovanni, che tutti avrebbero affettuosamente chiamato Kikki.

Era il 24 luglio del 1963 e quella data avrebbe cambiato non soltanto la vita di Alice, di Francesco e di tutta la loro famiglia. Quella data avrebbe cambiato un pezzo di storia della Sicilia, di quel mondo – ai tempi pressoché inesistente – che oggi si occupa con cura e amore di assistenza verso chi vive le difficoltà della disabilità.

Ma con la nascita di Kikki giunsero presto e all'improvviso anche lo sconforto e l'angoscia crescenti vissuti dalla famiglia Lo Trovato nell'apprendere che quel figlio bellissimo, un bambinone che alla nascita pesava quasi cinque chili, era un bambino speciale. Un bambino da aiutare. 

“Tu sei nato il 24.7.63 in una clinica di Zurigo. Pesavi quasi 5 kg. Ti abbiamo dato il nome del nonno paterno: Giovanni. La tua testolina era piuttosto una testolona, disuguale con sopra una chiazza dove mancavano i capelli. Be', no me ne preoccupavo, quanti bebè nascono a causa del parto un po' malridotti. Uno dei tuoi occhi era rosso e a metà coperto da una materia. Be', non me ne preoccupavo più di tanto, quanti bambini nascono malridotti a causa del parto, e nemmeno il tuo occhio rosso mi sembrava un grande problema – si sarebbe risolto fra qualche mese. C'è però un piccolo frammento che mi è rimasto impresso. Lasciando la clinica per tornare a casa dai miei genitori, una delle nurse aveva insistito di accompagnarmi in macchina portando lei il bambino. Alzando le braccia per prendere il mio “dolce peso”, notai che la nurse aveva le lacrime agli angoli degli occhi e mi salutò con un calore insolito. Pensai: ma come mai, con tanti bambini che le passano per le braccia, si è affezionata proprio al mio?! Io non sospettavo niente, ma lei sicuramente sì”. 

Alcune settimane dopo la nascita, fu la volta di rientrare in Sicilia, nella miniera di Monte d'Oro a Racalmuto, dove l'ingegnere Francesco lavorava. Otto mesi dopo si verificò l'episodio che fece capire a tutti, Alice in testa, che quel bambino bellissimo era un bambino malato. Kikki aveva otto mesi infatti quando si verificò il primo terribile episodio di convulsioni che, si scoprì soltanto dopo, era epilessia. In uno dei suoi scritti, Alice racconta il terrore di quei momenti, l'attesa infinita di un'ambulanza che arrivasse alla miniera di Monte d'Oro, le minacce per svegliare il medico di turno dell'ospedale di Agrigento in quell'alba del Venerdì Santo, l'incompetenza del primario, l'abbandono dei medici che “passavano senza dirti una parola, meravigliandosi che eri ancora in vita”. Nonostante le prime cure sbagliate e una diagnosi inverosimile – convulsioni febbrili – Kikki tornò lentamente alla vita e, poi, nella sua casa. “Incominciai da allora a controllare sempre il tuo sonno, l'ho potuto fare per 21 anni” prosegue il racconto di Alice, che in estate decise di partire per Zurigo, dove la medicina allora era più evoluta. Al Kinderspital il Dr. Isler non lasciò spazio ai dubbi: Kikki è malato, ha un danno al cervello, è idrocefalo. Questa la causa del primo attacco di epilessia, seguito da tanti, troppi altri episodi. Ma Alice era una donna forte e al ritorno a casa, dopo quella terribile diagnosi, prese la sua decisione: “Avevo preso la mia decisione, o meglio, non dovevo prenderne nessuna: ero tua madre ed era ovvio che t'avrei amato ed aiutato così com'eri. Anzi”. 

Alla fine dell'estate del 1963 il ritorno in Sicilia, questa volta a Catania per essere in un luogo meno isolato delle miniere dell'Agrigentino. Lì iniziarono i “viaggi della speranza”, le trasferte verso Siracusa dove era stato fondato un primo centro di riabilitazione dell'AIAS, l'Associazione Italiana Assistenza Spastici. Ricordano tutti che Alice prendeva la macchina, da sola, e portava Kikki da Catania a Siracusa per le terapie che si dimostravano utili al figlio disabile.

Così è nata la storia della riabilitazione in Sicilia, la storia delle Aias prima e del Consorzio Siciliano di Riabilitazione poi. Grazie ad una serie di amicizie e contatti con altri conoscenti e familiari di disabili, l'ingegnere Lo Trovato si fece artefice della nascita della Sezione Aias di Catania. Solo così la vita di Alice tornò ad essere una vita in parte normale. Era il 1967 e in quell'anno stesso, l'1 febbraio, nacque il terzogenito, Sergio.  

La speciale normalità che si riacquistò era fatta di amicizie e affetti, di lotte per garantire ai bimbi con disabilità nuove attività riabilitative ma anche di vacanze, gite e picnic, feste di Natale in cui Alice si distingueva perché era lei stessa a costruire i giocattoli da regalare ai figli. Nel poco tempo libero e la sera, quando Manuela, Kikki e Sergio dormivano, Alice coltivava le sue passioni.

La prima tra tutte era quella della pittura. Era la vera grande passione della sua vita, assieme all'amore per i figli e all'attaccamento per la sua terra, la Svizzera. Dipingendo, Alice si sentiva veramente libera, libera di andare – o di ritornare – nei luoghi a lei più cari: le montagne e i laghi della sua terra natia ma anche gli angoli assolati della Sicilia e le architetture tipiche dell'Isola. Su tutto, una natura che le dava pace e ristoro, come gli stessi momenti in cui si dedicava alla pittura: spesso la sera, da sola, quando i figli dormivano. 

Il cuore di Kikki, sempre più debole, smise di battere il 6 settembre del 1984, all'età di 21 anni.

Alice Anderhub si è spenta nella sua casa di Viagrande, in provincia di Catania, il 16 ottobre 2013. La lunga malattia non ha mai intaccato le sue passioni, la sua generosità e la gentilezza d'animo, il suo carattere mite e la sua forza, assieme all'amore grande per i più deboli e per tutti i “suoi” figli disabili.


Vaso di fiori del nostro giardino
Riflessi di luna
Chiesa di Viscalori
Viscalori
Papaveri
Arth
Pianta grassa
Ruscello tra la neve
Arriva la Primavera
Il cielo dopo la pioggia
Fiori
Carrubbo
Le quattro stagioni, Inverno
Campo di girasoli
Chiesa
Ruscello
Albero in Autunno
Inverno
Vaso di fiori
Campanule
Le quattro stagioni, Primavera
Bosco di betulle
Le colline di Zurigo
Mare in tempesta
Primule
Eschenbach
Tramonto di fuoco
Inverno ad Arth
Paesaggio ragusano
Le quattro stagioni, Estate
Radura
Tramonto sul lago
Paesaggio siciliano
Temporale
Ciliegi in fiore
Nebbia
Taormina
Paesaggio montano
Le quattro stagioni, Autunno
Autunno